Chi come Dio?

Maria Valtorta
La grande mistica del 20° secolo
Le opere, gli scritti valtortiani,
con tema:
Chi come Dio

Chi come Dio
25 marzo 1944 8 marzo 1944 28 marzo 1944 23 gennaio 1944 29 gennaio 1944
I Quaderni del 1944
25 marzo 1944
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[Nello stesso giorno è stato scritto, su un altro quaderno, il capitolo 18 dell’opera L’EVANGELO]
Dice Gesù: [Dice Gesù, invece è l’Eterno Padre che parla, come annota la scrittrice alla fine; antico figlio è Acaz, di cui si parla in Isaia 7, 10-16, che è il rinvio messo dalla scrittrice accanto alla data]
«Quello che il mio antico figlio prudentemente, per il santo timore di Dio, non volle fare, resistendo alla tentazione che Io gli avevo mandato per prova, lo chiedete voi ora, non per tentazione mia ma per rigurgito del vostro spirito ribelle e guidato dalle forze del Male, istigato dal vostro Nemico che amate più di quanto non amiate Me, vostro Signore Altissimo sopra il quale nessun altro è.
Chiedete un segno.
Lo chiedete col vostro cuore impuro e col vostro labbro bestemmiatore.
E perciò lo chiedete in modo che è irrisione verso la mia potenza, che è negazione dell’esistenza mia. Mi provocate a mostrarmi con un segno perché dubitate del mio esistere.

Anche al tempo del Figlio mio i giudei lo provocarono a dargli un segno [un segno, come si narra in Matteo 16, 1-4; Marco 8, 11-13; Luca 11, 29-32] sulla sua Natura, perché negavano in cuor loro che Egli fosse il Figlio di Dio.
E l’unico segno che li fece accorti del loro deicidio fu quello che venne dopo la morte del mio Verbo. Castigo imperdonato per coloro che furono sordi e ciechi ai prodigi e alle parole del mio Cristo.

Non avete un segno del Dio vostro perché Io non mi manifesto a chi mi nega.

In cambio avete i segni molteplici di chi adorate come schiavi.
Egli, il Nemico, li moltiplica i suoi segni e voi, già prossimi al tempo dell’adorazione della Bestia [Bestia, vista in Apocalisse 13] apocalittica, ne rimanete sedotti e giudicate che il creatore di tali segni sia più grande di Me. Sia l’unico che esista.

Vi dite: “Chi è Dio? Che è?”, e nell’interno vostro vi rispondete, a giustificazione delle nequizie vostre: “Dio non è”. Io son chi sono [Io son chi sono, come in Esodo 3, 14].

Sono talmente superiore a voi che nessuna manifestazione mia sarebbe ormai compresa dal mondo disceso nelle tenebre e nella stoltezza più spaventose.
Ciò che credete progredire è il vostro regresso verso i crepuscoli dei primi tempi nei quali gli uomini, perduto Dio e il suo Paradiso, furono di ben poco superiori alle bestie e spinsero la loro corruzione ad un punto che mi decise a sterminare la razza di cui avevo sdegno. La fine sarà come il principio. Il cerchio si salda innestando i due monconi tenebrosi l’uno all’altro. Il nuovo diluvio, [diluvio, con riferimento a Genesi 6, 5-22; 7; 9, 11] ossia l’ira di Dio, verrà con altra forma. Ma sarà sempre ira. Fedele alla mia parola, Io non manderò più il diluvio. Ma lascerò che le forze sataniche mandino il diluvio delle sataniche crudeltà.
Avete avuto la Luce. Ve l’ho mandata, la mia Luce, perché la parabola dell’umanità fosse illuminata da Essa. Ve l’ho mandata perché non si potesse dire che ho voluto tenervi nel crepuscolo dell’attesa. Se l’aveste accolta, tutta l’altra parte del cerchio che unirà il cammino dell’uomo, dal suo sorgere al suo finire, sarebbe stata illuminata dalla Luce di Dio e l’umanità sarebbe stata avvolta da questa Luce di salvezza che vi avrebbe condotto senza scosse e dolori nella Città della Luce eterna.

Ma voi avete respinto la Luce.
Ed Essa ha brillato al sommo del cerchio e poi sempre più è rimasta lontana da voi, che siete discesi per l’altro cammino non dicendo [dicendo, come i discepoli di Emmaus in Luca 24, 29] ad Essa: “Signore, resta con noi ché la sera dei tempi sopravviene e noi non vogliamo perire senza la tua Luce”.

Come nel corso del giorno, voi uomini siete venuti incontro alla Luce, l’avete avuta e poi siete tornati nelle tenebre. Essa, la mia Luce, il mio Verbo, è rimasto come Sole fisso nel suo Cielo dove è tornato dopo che, non la morte, ma il vostro respingerlo lo hanno riportato.

Essa, la mia Luce, il Verbo mio, è rimasto Maestro per quei pochi che lo amano e che hanno accolto la sua Luce in loro. E nessuna tenebra la può spegnere poiché essi la difendono, questa Luce, loro amore, a costo anche della vita. Per questo loro amore fedele avranno la Vita in Me, perché già possiedono il mio Emmanuele, hanno perciò già Dio con loro [Dio con loro, poiché il significato del nome Emmanuele è “Dio con noi” (Matteo 1, 23)]. Quell’Emmanuele che la Vergine a Me congiunta ha concepito e partorito. Unico segno dato da Dio alla casa di Davide, al regno di Giuda, per farlo sicuro della sua durata che sarebbe stata eterna se il mio popolo non avesse respinto il mio Emmanuele.

Nella profezia del mio profeta è detto [è detto, in Isaia 7, 15]: “Egli si ciberà di burro e miele finché non sappia rigettare il male e scegliere il bene”. Per la sua sapienza, perdurante in Lui anche nella sua condizione di Uomo in cui si era annichilita la sua Natura divina, sotto l’esigenza di un amore tanto grande da essere per voi incomprensibile – amore che lo spinse ad avvilire Se stesso, l’Infinito, nella miseria circoscritta di una carne mortale – Egli ha sempre saputo discernere il Bene dal Male.
Non aveva necessità di anni per giungere al possesso della ragione e della facoltà di discernimento. E se, per non violentare l’ordine, volle seguire le fasi comuni della vita umana, sotto quell’apparenza di incapacità infantile, di semi-incapacità fanciullesca, Egli celava i tesori della sua Sapienza infinita.
Ma quella parola profetica sta a dire che si sarebbe cibato di umiltà e nascondimento sino al momento in cui, venuta la sua ora, sarebbe divenuto Maestro d’Israele, Maestro del mondo, Testimonianza mia, Difensore della causa del Padre, e come fiamma libera dal moggio avrebbe brillato nella potenza della sua Luce e della sua Natura messianica, usando dolcezza coi buoni, severità coi malvagi, scuotendo, irrigando, fecondando i cuori, dando all’uomo – non a Sé che di tal dono non aveva bisogno – il discernimento per conoscere il Bene dal Male, levando ogni dubbio, ogni nebulosità in proposito.

Egli è venuto a perfezionare la Legge ed a rendervela chiara col suo insegnamento, seguibile col suo esempio. È venuto, e tanto ha amato il Bene e respinto il Male che ha accettato di morire perché il Bene trionfasse nel mondo e nei cuori e il Male fosse vinto dal suo Sangue divino.

Non più burro e miele per il mio Cristo giunto alla sua virilità.
Ma aceto e fiele. Aceto e fiele nell’ultima ora, preceduto dal metaforico aceto e fiele di tre anni di vita pubblica sempre contrastata dai suoi nemici e resa difficile dalla pesantezza dei suoi amici e discepoli. Il labbro del mio Cristo è contristato ancora dal fiele e dall’aceto di questa razza proterva.

Ed il Padre è contristato del dolore del suo Figlio.

E la sua pena si muta in ira per voi, uomini senza più spirito fedele al Dio vostro. Il Sacrificio che si ripete sugli altari della Terra non è più per voi salvezza. Ma come dal Golgota il Sangue del Figlio è caduto sui suoi uccisori gridando a Me il suo dolore e provocando la mia punizione, così ora ricade su voi, ipocriti e bestemmiatori, negatori e viziosi, odiatori di Dio e dell’uomo vostro fratello, e vi marca a sangue e fuoco per la condanna.
La Terra urla come creatura impaurita dai mostri che l’abitano; l’Universo trema di orrore alla vista dei delitti che coprono la Terra; Io, Dio vostro, fremo d’ira divina per la vostra corruzione di carne, di mente, di spirito.
Né la pietà del Salvatore, né quella della Vergine e dei Santi, placano col loro pregare l’ira mia.
Veramente, come ai tempi di Mosè, Io dico [dico, come in Esodo 32, 33-34]: “Coloro che han peccato contro di Me li cancellerò dal mio Libro e se venissi fra voi una volta sola vi sterminerei”.

Veramente Io dico che solo ai figli che mi restano Io parlo come ad un amico, perché per la loro fedeltà hanno trovato grazia al mio cospetto e mostrerò loro il mio Bene e avrò misericordia di loro.

E più benigno ancora che con il mio servo Mosè, poiché il Figlio mio santissimo vi ha portato la benignità sua ed ha instaurato il Regno della Benignità, Io, senza attendere il giorno del vostro venire al Cielo, farò brillare in voi la Faccia del mio Cristo, o miei figli fedeli che mi adorate con santo rispetto e con amore figliale.
Amatela, perché chi l’ama ama Me.
Amatela perché è la salvezza vostra.
La Stella non è spuntata unicamente per Giacobbe [per Giacobbe, come è detto in Numeri 24, 17].
Ma per tutti coloro che amano Dio con tutte le loro forze.

E la Stella-Cristo, dopo le lotte della Terra, me li condurrà al Cielo dove il vostro posto è preparato, o voi benedetti per i quali il mio Verbo non ha preso Carne invano ed il mio Cristo non è inutilmente morto.»

Dopo tanto tempo ho riudito la voce del Padre. Credevo fosse Gesù, che da stamane mi faceva sentire di avere a parlare su questo brano di Isaia, non commentato nel novembre, quando il Maestro mi commentò i Profeti.
Invece era l’Eterno Padre.
Ne sono beata, per quanto il dettato sia severo per l’umanità in genere. Voglia il Padre aumentare sempre più il mio amore per Lui, in modo che io pure giunga al Cielo. Dopo aver scritto questo dettato mi sono messa a riposo, erano ormai le due antimeridiane del 26; ho rivisto non in una visione, ma come vivesse nella mia stanza, la Mamma. Era tanto che così, per me sola, non la vedevo, e ne ero tanto addolorata. Mi sono addormentata sentendomela vicina proprio come una mamma e mi sono destata sorridendo ancora alla dolce presenza che è tuttora presente. Come è bella! Sempre più bella quanto più la si guarda e la si ama!
[In data 27 marzo è stato scritto, su un altro quaderno, il capitolo 19 dell’opera L’EVANGELO]
I Quaderni del 1944
28 marzo 1944
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[Nello stesso giorno è stato scritto, su un altro quaderno, il capitolo 20 dell’opera L’EVANGELO]
Dice Gesù:

«Nel leggere il Vangelo distrattamente come fate, troppe verità vi sfuggono. Prendete i grandi insegnamenti. Male anche questi e adattandoli al vostro modo di vedere attuale. Intanto sappiate che non è il Vangelo che deve adattarsi a voi, ma voi al Vangelo. Esso è quello che è. Il suo insegnamento è quello nel primo suo secolo di vita e sarà tale nell’ultimo, anche se l’ultimo secolo avesse a venire fra miliardi di anni. Voi non saprete più vivere secondo il Vangelo – lo sapete fare già molto poco – ma non per questo il Vangelo diverrà diverso. Esso vi dirà sempre le stesse verità vitali.

Il vostro voler adattare il Vangelo alla vostra maniera di vivere è una confessione della vostra miseria spirituale. Se aveste fede nelle verità eterne e in Me che le ho bandite, vi sforzereste di vivere in modo integrale il Vangelo, così come lo facevano i primi cristiani.

E non dite:
“Ma la vita di ora è tale che non possiamo seguire alla perfezione questi insegnamenti. Li ammiriamo, ma siamo troppo diversi da essi per seguirli”.
I pagani dei primi secoli erano anche essi molto, troppo diversi dal Vangelo, eppure hanno saputo seguirlo. Lussuriosi, avidi, crapuloni, crudeli, scettici, viziosi, hanno saputo strappare da se stessi tutte queste piovre, mettersi a nudo l’anima, farla sanguinare per strapparla dai tentacoli della vita pagana e venire a Me così feriti nel pensiero, negli affetti, nelle abitudini, dicendomi: “Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi”. Ed Io li ho guariti. Ho rimarginato le loro eroiche ferite.
Poiché è eroismo saper strappare da sé ciò che è un male per amore di una legge accettata totalmente. È eroismo mutilarsi di tutto ciò che è inciampo a seguirmi. È l’eroismo che Io ho indicato:[ho indicato in Matteo 19, 28-30; Marco 10, 29-31; Luca 18, 29-30] “In verità Io dico che per seguirmi occorre lasciare casa, campi, ricchezze e affetti.
Ma a chi sa tutto lasciare per venire a Me per amor del mio Nome, sarà dato il centuplo nell’altra vita.

In verità Io dico che chi si è rigenerato nel seguirmi possederà il Regno e verrà con Me a giudicare gli uomini l’ultimo giorno”.

Oh! miei veri fedeli! Con Me, con Me sarete, turba festante e fulgida nell’ora del trionfo mio, del trionfo vostro poiché tutto quanto è mio è vostro, è dei miei figli, è dei miei amati amanti, dei miei benedetti, della gioia mia.
Ma occorre “rigenerarsi”, o uomini, per esser miei.
Rigenerarsi.
Lo dice anche Giovanni, così come lo dice Matteo, riportando le mie parole: quest’ultimo parlando del giovane ricco,[giovane ricco, in Matteo 19, 16-26 (anche in Marco 10, 17-27; Luca 18, 18- 27); Nicodemo, in Giovanni 3, 1-21] e il Prediletto parlando di Nicodemo.

Occorre rinascere.

Occorre rigenerarsi.

Farsi un’anima nuova, o nuovi gentili del ventesimo secolo.
Rifarsela spogliandosi dei compromessi e delle idee del mondo, per abbracciare la mia Idea e viverla. Viverla veramente. Integralmente. Così hanno fatto i gentili dei primi secoli, e sono divenuti i gloriosi santi del Cielo. E hanno portato civiltà alla Terra. Così dovete fare voi, se è vero che mi amate, se è vero che tendete all’altra Vita, se è vero che lavorate per la civiltà della Terra.

La Terra, ora!
Più incivile di una tribù sepolta nelle foreste vergini!
E perché?
Perché ha respinto Me.

Non è dirsi cristiani che vuol dire esserlo. Non è aver ricevuto un battesimo pro forma che lo costituisce. Cristiani vuol dire essere come il Cristo ha detto di essere. Come il Vangelo ve lo ripete. Ma voi il Vangelo lo leggete poco, lo leggete male, lo sfrondate di quanto vi dà noia nei grandi insegnamenti. Ed i più delicati, poi, non li notate neppure.

Ma dite un poco. Quando un artista si appresta a fare un’opera, si limita alle operazioni di sbozzatura se scultore, di schizzo se pittore, di innalzamento di muri se architetto?
No.
Dopo il grosso lavoro scende ai particolari. Sono questi molto più lunghi a compiersi che non lo sia il grosso lavoro. Ma sono quelli che creano il capolavoro. Con che amore lavora di scalpello e mazzuolo sul marmo, che ad un profano pare già vivo, lo scultore per dare perfezione a quell’opera! Pare un orafo, tanto è minuto e attento il suo lavoro. Ma vedete come quel viso di pietra acquista vita sotto la carezza – ormai è una carezza tanto è attenta e lieve – dello strumento. L’occhio par si orni di sguardo, le narici sembra si gonfino di respiro, la bocca diviene morbida come curva di tepide labbra, i capelli, oh! non son più duri nella pietra, ma ariosi e soffici come il vento li scorresse e una mano amorosa li scompigliasse. Guardate quel pittore. La tela è già compita. È bella, pare bella, perfetta. Ma egli non posa. Ecco, qui ci vuole un’ombra nera-azzurra e là un tocco di carminio. Su questo fiore che splende nella mano di questa vergine ci vuole una scintilla di sole per farlo risaltare nel suo perlaceo candore. Su questa guancia ci vuole una stilla di pianto per dar vita alla gioia estatica che sopravvive fra i tormenti. Questo campo fiorito, dove queste greggi passano e brucano, va irrorato di rugiada per dar risalto alle sete dei fiori. Il pittore non posa sinché l’opera è tanto perfetta da farsi dire: “È vera!”. E così l’architetto e così il musicista, e così tutti i veri artisti che vogliono dare al mondo dei capolavori.

E così dovete fare voi col capolavoro della vostra vita spirituale.

Ma che credete?
Che Io, che ero così alieno dai discorsi, abbia aggiunto parole per il gusto di dire delle parole?

No.

Io ho detto il puro necessario per portarvi alla perfezione.

E se nel grande insegnamento evangelico vi è di che dare salvezza alla vostra anima, nei tocchi più minuti vi è di che darvi la perfezione. I primi sono i comandi. Disubbidire a quelli vuol dire morire alla Vita. I secondi sono i consigli. Ubbidire a questi vuol dire avere sempre più sollecita santità e accostarsi sempre più alla Perfezione del Padre.

Ora nel Vangelo di Matteo è detto:[è detto in Matteo 24, 12] “Per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità in molti”.
Ecco, o figli, una grande verità che è poco meditata.

Di che soffrite ora?
Della mancanza di amore.

Cosa sono le guerre, in fondo?
Odio.

Cosa è l’odio?
L’antitesi dell’amore.

Le ragioni politiche? Lo spazio vitale? Una frontiera ingiusta? Un affronto politico?
Scuse, scuse.

Non vi amate.

Non vi sentite fratelli. Non vi ricordate che siete tutti venuti da un sangue, che nascete tutti a un modo, che morite tutti ad un modo, che avete tutti fame, sete, freddo, sonno ad un modo e bisogno di pane, di vesti, di casa, di fuoco ad un modo.

Non vi ricordate che Io ho detto: [ho detto in Giovanni 13, 34-35; 15,12] “Amatevi.

Dal come vi amerete si capirà se siete miei discepoli. Amate il prossimo vostro come voi stessi”. Le credete parole di fola queste verità. La credete dottrina di un pazzo questa dottrina mia. La sostituite con molte povere dottrine umane. Povere o malvagie a seconda del loro creatore. Ma anche le più perfette fra esse, se sono diverse dalla mia sono imperfette. Come la mitica statua [mitica statua, di cui si parla in Daniele 2, 31-45], avranno molta parte di esse di metallo pregiato. Ma la base sarà di fango e provocherà infine il crollo di tutta la dottrina. E nel crollo la rovina di coloro che ad esse si erano appoggiati. La mia non crolla. Chi si appoggia ad essa non si rovina, ma sale a sempre maggior sicurezza: sale al Cielo, all’alleanza con Dio sulla Terra, al possesso di Dio oltre la Terra.

Ma la carità non può esistere dove vive l’iniquità.

Perché la carità è Dio e Dio non convive col Male.

Perciò chi ama il Male odia Dio.

Odiando Dio aumenta le sue iniquità e sempre più si separa da Dio-Carità. Ecco un cerchio dal quale non si esce e che si stringe per torturarvi. Potenti od umili, avete aumentato le vostre colpe. Trascurato il Vangelo, derisi i Comandamenti, dimenticato Iddio – poiché non può dire di ricordarlo chi vive secondo la carne, chi vive secondo la superbia della mente, chi vive secondo i consigli di satana – avete calpestato la famiglia, avete rubato, bestemmiato, ammazzato, testimoniato il falso, mentito, fornicato, vi siete fatti dell’illecito lecito. Qui rubando un posto, una moglie, una sostanza; là, più in alto, rubando un potere o una libertà nazionale, aumentando il vostro ladrocinio con la colpa di menzogna per giustificare ai popoli il vostro operato che li manda a morte. I poveri popoli che non chiedono che di vivere tranquilli! E che voi aizzate con velenose menzogne scagliandoli l’uno contro l’altro per garantirvi un benessere che non vi è lecito conseguire al prezzo del sangue, delle lacrime, del sacrificio di intere nazioni.

Ma i singoli quanta colpa hanno nella grande colpa dei grandi!
È la catasta delle piccole colpe singole quella che crea la base alla Colpa.

Se ognuno vivesse santamente senza avidità di carne, di denaro, di potere, come potrebbe crearsi la Colpa? I delinquenti ci sarebbero ancora. Ma sarebbero resi innocui perché nessuno li servirebbe. Come pazzi ben isolati, essi continuerebbero a farneticare dietro ai loro sogni osceni di sopraffazioni. Ma i sogni non diverrebbero mai realtà. Per quanto satana li aiutasse, il suo aiuto sarebbe reso nullo dalla unità contraria di tutta l’umanità fatta santa dal vivere secondo Dio. E l’umanità avrebbe inoltre Dio con sé. Dio benigno verso i suoi figli ubbidienti e buoni. La carità sarebbe dunque nei cuori. Viva e santificante. E l’iniquità cadrebbe. Vedete, o figli, la necessità di amare per non esser iniqui, e la necessità di non esser iniqui per possedere l’amore?

Sforzatevi ad amare.
Se amaste…
Un pochino solo!
Se cominciaste ad amare.
Basterebbe l’inizio e poi tutto progredirebbe da sé.

La messe non può cogliersi se la spiga non matura. La spiga non può maturare se non si forma. E non si può formare se il cespo non s’è formato. Ma se il contadino non gettasse il piccolo seme nella zolla, potrebbe uscire dal solco il cespo verde che come una coppa viva sorregge la gloria delle spighe? Così piccolo il seme! Eppure rompe le glebe, penetra la terra, la succhia come avida bocca e poi estolle al sole la sua benedetta pompa di futuro pane e canta col suo colore di speranza o col suo oro frusciante al vento e splendente al sole la benedizione a Colui che dà il Pane e il pane all’uomo.
Se non ci fosse più il seme, così piccino che ce ne vogliono molti per empire il gozzo di un passe-rotto, non avreste neppure l’Ostia sull’altare. Morireste di fame fisica e di inedia spirituale.

Mettete in ogni cuore un seme, un piccolo seme di carità.
Lasciatevene penetrare. Fate che cresca in voi.

Mutate la vostra avidità nuda in ubertoso fiorire di opere sante nate tutte dalla carità.

La Terra, ora tutta triboli e spine, muterebbe il suo volto e la sua asprezza, che vi tortura, in una placida e buona dimora, anticipo del Cielo beato.

Amarsi l’un l’altro è già essere in Cielo.
Perché il Cielo altro non è che amore.

Leggete, leggete il Vangelo e leggetelo anche nelle frasi più minute. Vivetelo in queste sue tinte di perfezione. Cominciate dall’amore.

Sembra il più difficile precetto e consiglio. Ma è la chiave di tutto. Di tutto il Bene. Di tutta la Gioia. Di tutta la Pace.»
I Quaderni del 1944
8 marzo 1944
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[Precedono il capitolo 16 e i brani 8-15 del capitolo 17 dell’opera L’EVANGELO. L’inizio del brano 16 del medesimo capitolo 17 ripete le tre righe introduttive che seguono qui]

Dice Gesù:

«La parola della Madre mia [La parola della Madre mia, poiché precede un “dettato” di Maria Ss., che è stato inserito nel capitolo 17 dell’opera maggiore] dovrebbe sperdere ogni titubanza di pensiero anche nei più inceppati nelle formule.
E ce ne sono tanti!
Essi vogliono ragionare nelle cose divine col loro metro umano e pretenderebbero che anche Dio ragionasse così.
Ma è così bello invece pensare che Dio ragiona in maniera sovranamente e infinitamente più eletta dell’uomo.
E sarebbe così bello e utile che vi sforzaste a ragionare non secondo l’umanità ma lo spirito e seguire Dio.
Non rimanere ancorati là dove il vostro pensiero si è ancorato.
È superbia anche questa, perché presuppone la perfezione in una mente umana.

Mentre di perfetto non c’è che il Pensiero divino il quale può, se vuole e crede sia utile farlo, scendere e divenire Parola nella mente e sulle labbra di una sua creatura che il mondo sprezza perché ai suoi occhi è ignorante, meschina, ottusa, infantile.

La Sapienza ama, a disorientare la superbia della mente, effondersi proprio su questi rifiuti del mondo, i quali non hanno dottrina loro propria e neanche coltura di dottrina acquisita, ma sono tutti solo nell’amore e nella purezza, grandi nella buona volontà di servire Iddio facendolo conoscere ed amare dopo aver meritato di conoscerlo amandolo con tutte le loro forze.
Osservate, uomini.

A Fatima, a Lourdes, a Guadalupe, a Caravaggio, alla Salette, dovunque vi sono state apparizioni vere e sante, i veggenti, i vocati a vederle sono povere creature che per età, per coltura, per condizione, sono fra le più umili della Terra.
A questi ignoti, a questi “nulla” si rivela la Grazia e ne fa i suoi araldi. Che devono fare allora gli uomini?
Chinarsi come il pubblicano [il pubblicano della parabola riferita in Luca 18, 9-14] e dire: “Signore, io ero troppo peccatore per meritare di conoscerti.

Sii benedetto per la tua bontà che mi consola attraverso il tramite di queste creature e mi dà un’àncora celeste, una guida, un ammaestramento, una salvezza”.
Non dire: “Ma no! Ubbie! Eresie! Non è possibile!”.

Come non è possibile?
Che uno deficiente divenga un dotto nella scienza di Dio?
E perché non è possibile?

Non ho risuscitato i morti, guarito i pazzi, curato gli epilettici, aperto la bocca ai muti, gli occhi ai ciechi, l’udito ai sordi, l’intelligenza agli scemi, nello stesso modo come ho cacciato i demoni, ho comandato ai pesci di gettarsi nella rete, ai pani di moltiplicarsi, all’acqua di divenire vino, alla tempesta di calmarsi, all’onda di divenire solida come pavimento?

Cosa è impossibile a Dio?

Anche prima che Dio – il Cristo, Figlio di Dio – fosse fra voi, non ha operato Dio il miracolo per mezzo dei suoi servi che agivano in suo nome?
Non si sono rese feconde le viscere sterili di Sarai di Abramo perché divenisse Sara e partorisse in vecchiaia Isacco destinato ad esser colui col quale Io avrei stretto il patto?
Non si sono mutate in sangue le acque del Nilo ed empite di animali immondi per il comando di Mosè?
E sempre per la sua parola non son morti di peste gli animali e cadute per ulceri le carni degli uomini, e falciate, spezzate come per tramoggia, le biade per la grandine feroce, e spogliati gli alberi per le locuste, e spenta per tre giorni la luce, e percossi i primogeniti con la morte, e aperto il mare al passaggio di Israele, e addolcite le amare acque, e venuta abbondanza di quaglie e di manna, e scaturita l’acqua dalla roccia arida?
E Giosuè non ha fermato il corso del sole?
E il fanciullo Davide atterrato il gigante?
E Elia moltiplicato la farina e l’olio e risuscitato il figlio della vedova di Sarepta?
E non è scesa al suo comando la pioggia sulla terra assetata e fuoco dal cielo sull’olocausto?
E il Nuovo Testamento non è una selva fiorita di cui ogni fiore è un miracolo? Chi è il padrone del miracolo?

Che è dunque impossibile a Dio?

Chi come Dio?

Curvate la fronte e adorate.

E se – dato che i tempi divengono maturi per la gran messe, [gran messe, secondo la parabola riferita e spiegata in Matteo 13, 24-30.36-43. Tralasciando di rimandare al Vangelo per i miracoli sopra citati in modo generico, rinviamo ai libri dell’Antico Testamento per gli altri episodi pure ricordati: Genesi 17, 15-21; Esodo 7-11; 12, 29-34; 14, 15-31; 15, 22- 27; 16; 17, 1-7; Giosuè 10, 12-14; 1 Samuele 17; 1 Re 17, 7-24; 18, 20-46] e tutto si deve conoscere prima che l’uomo cessi d’essere, tutto: e delle profezie dopo Cristo e di quelle avanti Cristo e del simbolismo biblico che ha inizio sin dalle prime parole della Genesi – e se Io vi istruisco su un punto sinora inspiegato, accogliete il dono e traetene frutto e non condanna.

Non fate come i giudei del mio tempo mortale, che vollero chiudere il cuore alle mie istruzioni e, non potendomi eguagliare nel comprendere i misteri e le verità soprannaturali, mi chiamavano ossesso e bestemmiatore.»

[Prosegue con i restanti brani 16-21 del capitolo 17 dell’opera L’EVANGELO. Della stessa opera seguono, con date del 10 e 11 marzo, i brani 36-42 del capitolo 604 e l’intero capitolo 230]
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I Quaderni del 1944
23 gennaio 1944






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I Quaderni del 1944
29 gennaio 1944